Il presidente Monti non può non dare corso, al più presto, all’iniziativa sulla “governabilità” della Rai prima della scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione annunciata su Raitre e l’altro ieri a Bruxelles, in sede europea. Come richiede la lettera di denuncia scritta dal presidente dell’azienda di Stato, Paolo Garimberti.
E come sollecitano le chiare dimissioni del consigliere Nino Rizzo Nervo.
Non era mai successo che la Rai, cioè la più grande azienda di informazione, intrattenimento e cultura del Paese, venisse asservita da una ex maggioranza di governo, divisa su tutto, ridiventata autosufficiente e funzionante soltanto in Viale Mazzini 14. Non era mai successo che, con un chiaro atto di rottura, il direttore generale portasse in consiglio, contro il parere del presidente, le nomine strategiche del direttore del Tg1 attribuito ad un giornalista già pensionato (e quindi non suscettibile di rinomina) portato dal Pdl, e del direttore della testata TgR ad un giornalista voluto dalla Lega Nord, in funzione delle prossime amministrative, delle elezioni del 2013 o di un possibile voto politico anticipato. Non erano mai successe tante cose negative in Rai da quando Berlusconi è “sceso in campo” col fine primario di difendere aziende, interessi, patrimoni di famiglia. Ma soprattutto non era mai accaduto, da quando l’Eiar mussoliniano divenne la Rai Radio Televisione Italiana, che una legge come la Gasparri tuttora vigente facesse diventare l’emittente di Stato una dépendance del premier e dei partiti di maggioranza, pronti a metterla al guinzaglio.
Ora quella maggioranza non è più tale e Berlusconi circola più per le aule del Palazzo di Giustizia di Milano che non a Palazzo Grazioli o a Montecitorio. Ora una maggioranza che riunisce tutti i partiti, fuorché la Lega, sostiene il governo Monti e il suo programma. In forza della legge tuttora vigente, la Rai-Tv è del Tesoro e Mario Monti ne è l’azionista di maggioranza. Tant’è che, di fronte a milioni di telespettatori, ha promesso (vista la situazione di precarietà in cui versa la Rai) novità importanti a breve. Novità a garanzia del servizio pubblico ovviamente.
Dopo il colpo di mano in Rai della resuscitata maggioranza Pdl-Lega Nord e del suo direttore generale, milioni di utenti si attendono dal presidente e ministro dell’Economia quelle novità “interessanti”. Questo CdA Rai deve scadere a fine marzo con l’approvazione dei bilanci. Sarebbe gravissimo se decidesse, ancora a maggioranza, di ritardare questa operazione sino a fine giugno. Petruccioli e Cappon, nel 2008, fecero correttamente approvare i bilanci il 1° aprile per dire che la loro corsa era finita. Monti può assumere più di una iniziativa: dal richiamare il consigliere nominato dal Tesoro al far rispettare la scadenza di fine marzo, al porre mano ad una prima riforma della governance, allo stesso commissariamento. Ma deve dar corso all’iniziativa, annunciata e promessa, che ha in mente. Senza indugio.